Diario di un operaio nel miracolo economico
Niveau C2 · storia_moderna · lettera_diario · ~568 mots
12 marzo 1962 — Oggi ho firmato il contratto alla Pirelli e stento ancora a crederci: io, figlio di braccianti che non avevano mai posseduto altro che le proprie mani callose, sarò d'ora in avanti un operaio specializzato, con una busta paga fissa e persino, mi hanno detto, la tredicesima a Natale.
20 marzo 1962 — La catena di montaggio impone un ritmo che il corpo fatica ad assecondare: si ripete lo stesso gesto migliaia di volte, finché le mani sembrano muoversi da sole, mentre la mente, quasi per difendersi dalla monotonia, vaga altrove, verso il paese che ho lasciato e che ormai mi appare lontanissimo.
2 aprile 1962 — Ho scritto a mio padre per raccontargli dello stipendio, ma non sono riuscito a spiegargli che cosa significhi, in fabbrica, sentirsi allo stesso tempo indispensabile e sostituibile, un ingranaggio fra tanti, benché fondamentale quanto qualsiasi altro.
15 maggio 1962 — Con le prime mensilità risparmiate ho comprato una radio; la sera, appena rincasato, l'accendo e ascolto le canzoni che tutta Italia sembra cantare all'unisono, come se il paese, pur restando diviso da mille dialetti, avesse finalmente trovato una lingua comune nella musica leggera.
3 giugno 1962 — Un collega, tornato ieri da un concessionario, si è presentato stamattina con una Seicento fiammante, acquistata a rate; ci ha invitati tutti a fare un giro, e io, seduto su quei sedili ancora profumati di plastica nuova, mi sono chiesto se il benessere che tanto ci viene promesso sia davvero già arrivato, o se stia soltanto per arrivare.
19 luglio 1962 — Mia moglie desidererebbe un frigorifero, e non la biasimo: qualunque casalinga del quartiere ne possiede già uno, e lei si vergogna, quando le vicine vengono a farle visita, di dover ancora conservare il latte sul davanzale della finestra come si faceva al paese.
10 agosto 1962 — Durante le ferie, tornato al Sud per la prima volta da quando lavoro qui, ho percepito negli sguardi dei compaesani un misto di ammirazione e di distanza, quasi fossi diventato, in pochi mesi, un uomo diverso, più simile a un torinese che al ragazzo che ero partito.
14 settembre 1962 — Ho ripensato spesso, in questi giorni, a una frase che un anziano compagno di lavoro, comunista dichiarato, ripete ogni volta che qualcuno esalta il boom: «Attenzione, che il benessere di pochi anni non cancella la fatica di generazioni, né garantisce che duri per sempre».
5 ottobre 1962 — Alla mensa aziendale si discute animatamente di un possibile sciopero per il rinnovo del contratto collettivo; alcuni temono di perdere quel poco che hanno appena conquistato, altri sostengono che proprio ora, mentre l'azienda macina profitti, sia il momento più propizio per chiedere di più.
22 novembre 1962 — Ho comprato il primo televisore del palazzo dove abito, e la sera il mio piccolo appartamento si riempie di vicini venuti a guardare il varietà; mi accorgo, non senza un certo orgoglio misto a imbarazzo, di essere diventato per una sera il padrone di casa più ambito della via.
31 dicembre 1962 — Chiudo questo primo anno torinese chiedendomi se il benessere che finalmente tocchiamo con mano non porti con sé anche una silenziosa perdita: quella di un mondo più povero, sì, ma forse più capace di riconoscersi in ciò che condivideva, prima che ognuno rincorresse, da solo, la propria automobile e il proprio frigorifero.
1 gennaio 1963 — Mi ripropongo, in questo nuovo anno, di non dimenticare mai da dove vengo, qualunque cosa il miracolo economico voglia ancora offrirmi; perché un operaio che rinnega le proprie origini, per quanto le tasche si riempiano, resta, in fondo, più povero di prima.
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Niveau C2 du CECR — niveau maîtrise : textes littéraires et registres variés, jeux de langue et références. Le niveau des lecteurs très à l'aise avec l'italien écrit.
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