Roma antica: dalla leggenda all'impero
Niveau B2 · storia_antica · documentario · ~579 mots
Secondo la leggenda, Roma nacque nel settecentocinquantatré avanti Cristo, fondata da Romolo sul colle Palatino. La storia racconta che Romolo e suo fratello Remo, abbandonati da piccoli in una cesta sul fiume Tevere, furono salvati e allattati da una lupa. Questa immagine, la lupa con i due gemelli, è ancora oggi il simbolo della città.
All'inizio Roma era soltanto un villaggio di pastori e contadini. Governata dai re, crebbe lentamente, conquistando i popoli vicini e imparando dagli etruschi l'arte di costruire strade, ponti e acquedotti. Nel cinquecentonove avanti Cristo, i romani cacciarono l'ultimo re e fondarono la repubblica.
La repubblica romana aveva istituzioni sorprendentemente moderne. Il potere non apparteneva a un solo uomo, ma era diviso tra due consoli, eletti ogni anno, e il senato, dove sedevano i cittadini più anziani ed esperti. Il popolo si riuniva in assemblee per votare le leggi ed eleggere i magistrati.
Con il passare dei secoli, Roma conquistò prima l'Italia e poi tutto il Mediterraneo. Le sue legioni, disciplinate e bene organizzate, sconfissero Cartagine, la grande rivale africana, dopo tre guerre lunghe e sanguinose. Il generale cartaginese Annibale attraversò perfino le Alpi con i suoi elefanti, ma alla fine dovette arrendersi.
Le conquiste portarono a Roma ricchezze immense, ma anche gravi tensioni sociali. I contadini, rovinati dalle lunghe guerre, vendevano le loro terre ai grandi proprietari e si trasferivano in città. Le lotte tra ricchi e poveri, tra generali ambiziosi e senatori conservatori, finirono per distruggere la repubblica.
Giulio Cesare fu il protagonista di questa crisi. Generale geniale e politico spregiudicato, conquistò la Gallia e poi marciò su Roma con il suo esercito. Diventato padrone dello stato, concentrò su di sé tutti i poteri, finché un gruppo di senatori lo uccise nel quarantaquattro avanti Cristo, alle idi di marzo.
Dopo la sua morte, il figlio adottivo Ottaviano sconfisse tutti i rivali e prese il titolo di Augusto. Fu il primo imperatore, anche se ufficialmente si faceva chiamare soltanto il primo dei cittadini. Con lui cominciò un periodo di pace e prosperità che durò più di due secoli: la pace romana.
In quell'epoca l'impero raggiunse la sua massima estensione: andava dalla Britannia all'Egitto, dalla Spagna alla Mesopotamia. Ovunque i romani costruivano città con lo stesso modello: il foro al centro, le terme, il teatro, l'anfiteatro. Cinquanta milioni di persone vivevano sotto le stesse leggi e usavano la stessa moneta.
Le strade romane, diritte e solide, collegavano ogni angolo dell'impero. Si dice che tutte portassero a Roma, ed era quasi vero: un messaggero poteva viaggiare dalla capitale alla Gallia in pochi giorni, cambiando cavallo nelle stazioni lungo il percorso. Molte strade moderne seguono ancora oggi quei tracciati antichi.
La vita quotidiana dei romani ci è nota grazie a Pompei, la città sepolta dall'eruzione del Vesuvio. Sotto la cenere si sono conservati le case, i negozi, i graffiti sui muri e perfino il pane nei forni. Passeggiando tra quelle rovine, sembra che gli abitanti siano usciti soltanto ieri.
A partire dal terzo secolo, l'impero entrò in una lunga crisi. Le frontiere erano minacciate dai popoli germanici, l'economia si indeboliva e gli imperatori si succedevano tra congiure e guerre civili. Costantino spostò la capitale a Bisanzio e concesse libertà di culto ai cristiani, cambiando per sempre la storia dell'Europa.
Nel quattrocentosettantasei dopo Cristo, l'ultimo imperatore d'Occidente, un ragazzo chiamato Romolo Augustolo, fu deposto da un capo barbaro. L'impero era finito, ma la sua eredità sopravvive ancora: nel diritto, nelle lingue, nell'architettura e nel nome stesso dell'Europa moderna.
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