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Trieste: la città di confine

Niveau C2 · regioni · documentario · ~339 mots

Chi giunga a Trieste dal ciglione carsico, e veda d'improvviso il mare aprirsi sotto la città, comprende subito di trovarsi in un luogo che non somiglia a nessun altro d'Italia.

Per secoli emporio prediletto degli Asburgo, la città crebbe come porto franco dell'impero, calamita di mercanti greci, serbi, ebrei e armeni che vi eressero chiese, sinagoghe e palazzi d'una borghesia cosmopolita.

Il confine, qui, non fu mai una linea astratta: si spostò più volte nel corso del Novecento, con esiti talora tragici, lasciando ferite che la retorica nazionale tardò a riconoscere.

Italiana dal 1918, contesa dopo la seconda guerra mondiale, Trieste visse quasi un decennio sotto amministrazione alleata, mentre la Jugoslavia di Tito premeva a pochi chilometri dal centro.

Soltanto nel 1954 il capoluogo tornò all'Italia, mentre l'Istria rimase oltre confine, con l'esodo doloroso di decine di migliaia di persone.

Ne derivò un'identità sospesa, fatta di appartenenze multiple e di nostalgie inconfessate, che gli scrittori, con una lucidità venata d'ironia, seppero raccontare assai meglio dei diplomatici.

Nei caffè letterari, veri salotti mitteleuropei, Italo Svevo discuteva d'inettitudine e di psicoanalisi, mentre James Joyce, che vi insegnava inglese, limava le pagine destinate a rivoluzionare il romanzo.

Umberto Saba, dal canto suo, custodiva nella sua libreria antiquaria un tesoro di volumi ingialliti, convinto che la poesia dovesse essere onesta prima che sublime.

Sulla città soffia la bora, vento impetuoso che scende dal Carso a raffiche violente: i triestini tendono corde lungo i marciapiedi e ne parlano con un orgoglio quasi affettuoso.

Anche la cucina testimonia l'intreccio delle culture: nei buffet si servono gulasch e strudel accanto ai piatti di mare, e il caffè si ordina con un lessico che altrove nessuno capirebbe.

Alle spalle della città si innalza il Carso, altopiano di pietra e di doline, dove il dialetto sconfina nello sloveno e i cippi di confine arrugginiscono tra i pini.

Trieste insegna, in fondo, che l'identità non è un recinto bensì una stratificazione: chi vi nasce impara presto a sentirsi cittadino di più mondi, senza che nessuno di essi lo possieda per intero.

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À propos de ce texte

« Trieste: la città di confine » est un texte de type « documentario » sur le thème « regioni », d'environ 339 mots. Comptez environ 3 minutes de lecture, traductions comprises.

Niveau C2 du CECR — niveau maîtrise : textes littéraires et registres variés, jeux de langue et références. Le niveau des lecteurs très à l'aise avec l'italien écrit.

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