La maratona scalza
Niveau C2 · sport · lettera_diario · ~362 mots
Roma, 10 settembre 1960. Caro quaderno, scrivo queste righe ancora scossa dall'emozione di ciò che ho visto stasera sull'Appia Antica, dove la maratona olimpica si è conclusa sotto un cielo di torce accese, in un silenzio quasi religioso.
Ero lì, tra la folla assiepata lungo l'antica via consolare, quando un atleta etiope, sconosciuto ai più fino a poche ore prima, ha attraversato il traguardo a piedi nudi, senza il minimo cenno di fatica, come se avesse corso per il puro piacere del movimento e non per contendere una medaglia.
Si chiama Abebe Bikila, ho scoperto poi dai colleghi giornalisti che si accalcavano vicino al colonnato. Correva scalzo non per povertà, come qualcuno ha subito insinuato, ma per scelta: le scarpe fornite dagli organizzatori gli procuravano vesciche, e allora, con una calma disarmante, le ha lasciate a bordo strada prima della partenza.
Ho seguito la gara dai bollettini radiofonici trasmessi lungo il percorso, e ogni cronista sembrava incredulo davanti alla stessa immagine: quell'uomo che avanzava leggero sull'asfalto romano, indifferente al caldo, alla folla, persino alla storia che stava scrivendo proprio in quella notte, proprio in quella città che, meno di vent'anni prima, aveva occupato con le armi la sua patria.
Nessuno dei presenti sembrava cogliere subito l'ironia di quel percorso: un soldato della guardia imperiale etiope che trionfava correndo scalzo sotto l'obelisco di Axum, monumento portato via dall'Etiopia durante l'occupazione e non ancora restituito. La storia, quando vuole, sa scegliere le proprie coincidenze con una precisione che nessuno scrittore oserebbe inventare.
Mi hanno raccontato che Bikila, interrogato subito dopo l'arrivo, abbia risposto con estrema sobrietà, quasi stupito dal clamore che lo circondava, dicendo soltanto di aver corso come si allena ogni mattina, prima dell'alba, lungo le strade intorno ad Addis Abeba.
Quattro anni dopo, a Tokyo, correrà di nuovo, questa volta con le scarpe, e vincerà ancora, come se quella notte romana non fosse stata un'eccezione ma l'inizio naturale di una carriera destinata alla leggenda.
Domani i giornali racconteranno i tempi, le classifiche, i record battuti. Io preferisco ricordare soltanto l'immagine di quei piedi nudi che sfioravano l'asfalto antico, come se la fatica più grande della storia dello sport potesse, talvolta, assomigliare incredibilmente alla leggerezza.
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« La maratona scalza » est un texte de type « lettera_diario » sur le thème « sport », d'environ 362 mots. Comptez environ 3 minutes de lecture, traductions comprises.
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