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Il pavone e lo specchio d'acqua

Niveau C2 · natura_animali · fiaba · ~487 mots

Nel parco silenzioso di un'antica villa, dove le statue di marmo custodivano un tempo dimenticato, viveva un pavone di rara bellezza, la cui coda si dispiegava in un ventaglio di colori capace di rivaleggiare con l'iride stessa.

Ogni mattina, prima che il sole raggiungesse il suo culmine, il pavone si recava presso una piccola vasca d'acqua limpida, celata tra i cespugli, per contemplarvi il proprio riflesso con un compiacimento che rasentava l'idolatria.

— Non esiste creatura, in questo giardino né altrove, che possieda una simile magnificenza — sussurrava a se stesso, gonfiando il petto e dispiegando la coda in tutta la sua ampiezza smisurata.

Un merlo, appollaiato su un ramo poco distante, osservava questa liturgia quotidiana con crescente perplessità, chiedendosi quale utilità potesse mai derivare da un simile culto di sé.

— Perdona la mia curiosità — disse un giorno il merlo, avvicinandosi con cautela — ma a che cosa ti serve tanta bellezza, se nessuno, all'infuori di te stesso, sembra apprezzarla veramente?

Il pavone, punto sul vivo, rispose con sussiego: — La bellezza non ha bisogno di spettatori per giustificare la propria esistenza. Essa è un fine a se stessa, e chi non lo comprende resta prigioniero della propria mediocrità.

Il merlo, senza lasciarsi intimidire, insistette: — Eppure ti ho visto rifiutare di condividere il tuo nido con gli uccelli feriti dalla tempesta, e ignorare le formiche che ogni giorno faticano per costruire il loro rifugio proprio ai piedi della tua vasca.

A che serve tanto splendore, se non sa tradursi in un briciolo di generosità verso chi ti circonda?

Il pavone, irritato da quella domanda impertinente, si allontanò senza rispondere, convinto che la propria magnificenza fosse argomento sufficiente a se stessa, non bisognosa di ulteriori giustificazioni.

Passarono le stagioni, e un inverno particolarmente rigido si abbatté sul parco, gelando la vasca e spogliando gli alberi delle loro foglie più tenere.

Il pavone, incapace di procurarsi cibo sotto la neve compatta, si trovò presto debilitato, mentre le sue splendide piume, inzuppate dal gelo, perdevano ogni lucentezza e si appesantivano come un fardello inutile.

Fu proprio il merlo, insieme a una schiera di formiche che non aveva mai smesso di raccogliere provviste durante l'estate, a offrirgli rifugio e cibo, senza pretendere nulla in cambio, né rammentargli l'orgoglio di un tempo.

Il pavone, commosso e umiliato al tempo stesso, comprese finalmente che la bellezza fine a se stessa, priva di qualsiasi legame con la comunità che la circonda, rischia di rivelarsi un ornamento vuoto quando giunge il momento della necessità.

Da quell'inverno in poi, il pavone continuò certamente a specchiarsi nella vasca ogni mattina, ma imparò anche a condividere l'ombra della sua coda con chi ne aveva più bisogno di lui.

Si narra che, ancora oggi, in quel giardino, la vera magnificenza non si misuri soltanto nello splendore dei colori, ma nella capacità di trasformare ciò che si possiede in un dono per gli altri, prima che l'inverno arrivi a ricordarcelo con la sua inclemenza.

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À propos de ce texte

« Il pavone e lo specchio d'acqua » est un texte de type « fiaba » sur le thème « natura_animali », d'environ 487 mots. Comptez environ 4 minutes de lecture, traductions comprises.

Niveau C2 du CECR — niveau maîtrise : textes littéraires et registres variés, jeux de langue et références. Le niveau des lecteurs très à l'aise avec l'italien écrit.

Comment lire ce texte

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