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Le maschere della verità

Niveau C2 · arte_lingua · teatro · ~382 mots

REGISTA — Ferma tutto! Elena, per l'ennesima volta, tu non stai recitando la disperazione: la stai illustrando, come un manifesto pubblicitario. Il pubblico non deve capire che soffri: deve soffrire con te.

ELENA — E come si fa a soffrire davvero, ogni sera, per un personaggio che non esiste, senza restarne prosciugati? Io la disperazione l'ho vissuta una volta sola, quella vera, e non aveva niente di elegante.

REGISTA — Appunto: non ti chiedo eleganza, ti chiedo verità. Ma la verità del teatro è un paradosso squisito: più la costruisci artificialmente, più sembra autentica agli occhi di chi guarda.

MARCO — Permettimi di dissentire. Io credo che il pubblico non cerchi affatto la verità: cerchi una menzogna abbastanza ben raccontata da poterci credere per due ore, e poi da poter dimenticare uscendo dal teatro.

ELENA — Allora recitiamo per consolare, non per rivelare? Mi sembra una resa, non un'arte.

MARCO — O forse è l'arte più onesta che esista: ammettere fin dall'inizio che stiamo mentendo, e proprio per questo permettere allo spettatore di fidarsi della finzione, anziché delle mezze verità che gli propina il mondo fuori da qui.

REGISTA — Interessante, Marco, ma pericolosamente cinico. Se l'attore smette di credere anche solo per un istante a ciò che dice, lo spettatore se ne accorge immediatamente: la sala intera si raffredda, come se qualcuno avesse aperto una finestra d'inverno.

ELENA — Quindi lei mi chiede di credere a una menzogna con tutta l'anima, sapendo che è una menzogna, per rendere possibile una verità più grande di quella che vivo fuori di qui?

REGISTA — Esattamente questo. Il palcoscenico è l'unico luogo dove una bugia, recitata con sufficiente sincerità, diventa più vera del vero. È la nostra unica, meravigliosa contraddizione.

MARCO — E se qualcuno, tra il pubblico, riconoscesse in quella bugia proprio la propria vita, la propria disperazione mai confessata a nessuno?

ELENA — Allora avremmo fatto il nostro mestiere: avremmo prestato una maschera a chi non osava mostrare il proprio volto.

REGISTA — Bene. Ora ricominciamo la scena, Elena, ma questa volta non pensare al dolore. Pensa soltanto a quella persona, in platea, che sta aspettando che tu le presti la tua maschera.

ELENA — E se nessuno, stasera, avesse bisogno della mia maschera?

REGISTA — Allora reciterai per te stessa, ed è comunque la ragione più antica e più onesta per salire su un palcoscenico.

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À propos de ce texte

« Le maschere della verità » est un texte de type « teatro » sur le thème « arte_lingua », d'environ 382 mots. Comptez environ 3 minutes de lecture, traductions comprises.

Niveau C2 du CECR — niveau maîtrise : textes littéraires et registres variés, jeux de langue et références. Le niveau des lecteurs très à l'aise avec l'italien écrit.

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